Desenzano: una cavalcata entusiasmante

07.05.2026

Ho scelto di accettare la proposta del Desenzano in un momento particolare del mio percorso professionale. Dopo la cavalcata di Rimini dalla D alla C e la stagione successiva tra i pro culminata con la disputa dei play off, volevo a tutti i costi mantenere la categoria (col senno di poi, sbagliando). Ma essendo un testardo... Ho tirato dritto per la mia strada facendo quello che mi diceva l'istinto. Così ho rifiutato proposte importantissime da piazze di serie D anche storiche e sono rimasto alla finestra. Alla fine è arrivata una chiamata vera solo a Gennaio e in una realtà (Olbia) decisamente stimolante dal punto di vista storico-ambientale ma troppo compromessa da quello sportivo. Mi sono un po' scottato, diciamo.Ho sempre cercato di essere onesto con me stesso. Così come ritenevo giusto aspettare a tutti i costi la C dopo Rimini, ritenevo fosse altrettanto giusto avendo fatto male a Olbia rimettermi in gioco e ripartire anche dai Dilettanti. Desenzano sapevo essere una piazza solida economicamente, anche se non aveva inizialmente il fascino che potevano avere avuto in precedenza piazze del calibro di Lecco o Rimini. Ma volevo qualcosa di stabile, dove provare a costruire, di nuovo, e inseguire un sogno, di nuovo. Il presidente Roberto Marai, quel sogno, lo stesso sogno, lo coltivava da anni. E il difficile era cercare di fare capire che non era semplice né tantomeno scontato vincere in una piazza del genere. Non perché nn si potesse fare, ma un conto è potere, un altro provarci e un altro ancora doverlo fare a ogni costo. Dover vincere la D da favorita è diverso che provare a farlo in un contesto neutro. E a Desenzano avevi poco al di fuori della società: niente pubblico, niente storia di livello, poca tradizione, basso interesse dei media. Devo ammettere che anno dopo anno la società è cambiata molto, migliorando, e si è cercato insieme di colmare quei punti che si sapevano deficitari, con grande lavoro di dirigenti e volontari. Sono i particolari, piccolissimi a volte, a fare la differenza. Quindi sempre ingresso gratuito allo stadio (anomalia in D), grande lavoro sul territorio. Quando a dicembre del 2024 ho composto l'inno "Lago Mosso", non volevo fare una cosa gogliardica. Volevo mettere un tassello che permettesse di crescere e trovare identità anche fuori dal campo. E quando lo sento cantare da tutto lo stadio nel pre partita vi assicuro che un po' mi emoziono, perché penso che abbiamo fatto centro.Siamo cresciuti assieme, abbiamo sbagliato, siamo caduti e ci siamo rialzati, ma oggi dopo un percorso incredibile siamo qui a goderci il raggiungimento di un traguardo storico. La dedica va a moltissime persone. Dalla mia famiglia e dagli affetti più stretti al Presidente Marai e a tutta la dirigenza. Dalle tante persone che lavorano nel Desenzano allo staff tecnico e al gruppo squadra, che più volte è stato "costretto" a fidarsi di quel che dicevo ma la cosa, alla fine, ha pagato. Una menzione particolare va al dire Stefano Tosoni, perché so cosa ha messo in questa avventura. Lo ringrazio per avermi dato così credito sia in fase di mercato sia durante la stagione. Abbiamo competenze diverse e veniamo da mondi opposti ma ci siamo capiti al volo su cosa fosse, per entrambi, indispensabile per provare a costruire un gruppo vincente. E così partendo da una base che rappresentava l'avventura del primo anno (terzo posto e finale play off persa) abbiamo pensato assieme a cosa potesse davvero servire. Abbiamo preso giocatori forti, ma dentro molte scelte risiedevano anche scommesse rischiose, col senno di poi mi viene da dire: tutte vinte. Usciti i gironi l'ambiente era preoccupato (oggettivamente eravamo capitati in un raggruppamento di ferro). Ma la prima mia affermazione è stata: "meglio così, Desenzano nn deve recitare la parte della favorita. Non può.". Ed era stravero. Pistoiese e Piacenza hanno accentrato l interesse mediatico e è uscito fuori anche il "miracolo" Lentigione a intensificare la bagarre. Questo ci ha permesso di lavorare più nell'ombra (inizialmente) e stimolare adeguatamente il gruppo, portandolo a voler dimostrare più che a piacersi, a voler sfidare più che a pensare di poter guardare gli altri dall'alto senza faticare. Il calcio è fatto di teorie, spesso opposte, di ricette e di spiegazioni. Ma per me resta fatto soprattutto di numeri.77 punti, 43 nel girone di ritorno (in 17 partite), miglior difesa del torneo (21 gol presi) dei quali solo 7 da gennaio). Secondo miglior attacco (60, uno in meno della Pistoiese). Ma poi squadra col maggior possesso palla, maggior possesso negli ultimi 30 mt, maggior tiri da dentro l'area. Numeri che raccontano di un capolavoro che, viste le tante defezioni avute nel girone di ritorno (Brighenti out, Gabbianelli fuori due mesi, poi Barranca, Baka, Giorgi, Catania, Baraye... Tutti stop significativi e concentrati in primavera) non può che essere ricondotto al gruppo nella sua interezza. Bravi tutti, quindi, e più di tutti quei giocatori che hanno giocato poco e sono stati costretti a rinunciare a tanto di "proprio" per arrivare alla fine a godere "insieme".